05/07/2013 L’IDENTIKIT DEL MADE IN ITALY DIGITALE

Controcorrente rispetto alla dilagante crisi occupazionale, le imprese digitali sono la punta di diamante di una nuova imprenditoria, registrano fatturati in crescita e producono un numero di posti di lavoro in costante aumento. Ma quali sono i nuovi linguaggi del mondo del lavoro? Web e tanta creatività…
Parlano linguaggi nuovi e si costruiscono su format organizzativi “liquidi” e poco strutturati. Le imprese 2.0 sono di piccole e medie dimensioni, fatte di under 35 molto preparati e hanno ben poco a che vedere con i tradizionali modelli delle realtà economiche che ben conosciamo. In sintesi questo è il profilo del made in Italy digitale disegnato da Assinteldigitale nella prima ricerca “Long Wave” sull’universo della nuova impresa 2.0.
Sono ben 230 mila (di cui 173 mila digital native) le imprese censite che si muovono nei servizi web, mobile, nel software e nei biga data, nella consulenza, nei nuovi media sociali, nel design, nelle produzioni multimediali, nel digital entertainment e nel finance 2.0. Con un binomio che fa da fulcro a tutte le loro attività: innovazione e creatività.
Controcorrente rispetto al buio delle previsioni economiche del 2013, questa nuova imprenditoria che registra fatturati in crescita nel 68% dei casi e stabili per il 28%, contribuisce oggi più che mai ad innalzare la competitività del nostro Paese. E non solo in termini di aumento del Pil, ma anche come crescita del numero di posti di lavoro: a fine 2012 gli addetti digitali sono cresciuti del 13,7% rispetto all’inizio della crisi nel 2009.

Se il web è il protagonista assoluto dell’organizzazione e della comunicazione interna di queste imprese (solo il 33% lo utilizza anche per vendere online), la caratteristica che per eccellenza le accomuna è il modello organizzativo “liquido”, strutturato sul singolo processo/commessa. Per questo, come sottolinea Maria Grazia Mattei, vice presidente di Assintel: “non si riconoscono nei tradizionali modelli di rappresentanza e soffrono una sindrome da disadattamento al contesto burocratico”.
Ed ecco l’identikit del lavoratore digitale emerso dall’indagine di Assintel: giovane, maschio, laureato o addirittura con master/dottorato/phd, con esperienza lavorativa all’estero.
Ci piace pensare di appartenere a questo “ceto” emergente, considerato la punta di diamante della nuova imprenditoria. Ci siete anche voi? Venite a dircelo su Facebook!